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Article: Il Gesto

Il Gesto

Il Gesto

Perche’ ho smesso di cercare e ho iniziato ad intrecciare.

C’è un momento preciso in cui tutto cambia.

Non è mai quello che ti aspetti. Non arriva con un’illuminazione, non si annuncia. Arriva mentre stai facendo altro, mentre stai cercando qualcosa che ancora non sai nominare.

Per me quel momento è arrivato con un nodo.

Stavo attraversando uno di quei periodi in cui tutto sembra in movimento tranne te. La tesi, il lavoro, la domanda silenziosa su cosa stessi costruendo davvero. Ho iniziato a sperimentare la tintura naturale, i telai, le trame. Non per un progetto preciso. Per necessità. Perché le mani avevano bisogno di fare qualcosa mentre la testa cercava ancora risposte.

Poi è successa una cosa strana.

L’intreccio ha smesso di essere un esperimento. È diventato un respiro. Le mani sapevano cosa fare, e la mente per la prima volta ha smesso di correre. Ogni nodo era un momento presente. Ogni gesto, una scelta consapevole. Non c’era spazio per l’ansia, per il futuro, per le domande senza risposta. C’era solo la corda tra le dita e il pattern che emergeva lentamente.

Ho capito allora una cosa che si impara solo facendo.

Che il tempo, quando viene messo dentro qualcosa, non se ne va più. Rimane lì. Nel nodo. Nel gesto. Nel modo in cui una texture cambia sotto le dita di chi sa davvero guardarla. Ogni pezzo che creo porta dentro di sé le ore che ci sono volute per farlo. Non si vede. Si sente. E chi sa sentirlo, lo riconosce.

Da quel momento non ho più smesso.

Sono nata a Fez, cresciuta in Italia, vivo in Germania. Ho vissuto tutta la vita con due lingue in bocca, due colori negli occhi, due modi di sentire la bellezza. Per molto tempo ho creduto che questa doppiezza fosse un limite, qualcosa da nascondere, da semplificare, da scegliere. Poi ho iniziato ad intrecciare. E ho capito che era invece la mia materia prima. Che ogni pezzo che creo nasce da questo intreccio di mondi, di culture, di memorie.

Il titolo di fashion designer non mi ha mai descritto del tutto. Non perché non lo sia, ma perché quello che faccio va oltre. Sono una Textile Artist. Qualcuno che non disegna tendenze, ma dialoga con la materia. Che non segue stagioni, ma segue il gesto. Ogni pezzo che creo nasce da questa consapevolezza: che la materia ha memoria, che il gesto ha significato, e che il tempo impiegato a fare qualcosa di unico non è mai tempo perso.

È il tempo che lo rende irripetibile.

Saray Ancestral Handmades nasce da questo gesto. Non da un’idea di mercato, non da un trend da intercettare. Da una necessità, quella di fare qualcosa con le mani in un mondo che va troppo veloce. Da un rifiuto, quello di dimenticare.

Ogni borsa che creo è lenta. Volutamente, ostinatamente lenta.

E questo, in un mondo che corre, è la cosa più rivoluzionaria che posso fare.

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